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Nel quadro elettrico c'è il tach o il touch(panel)? |
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Risposte automatiche
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
07 agosto 2018
@
18:03:00
Agosto è il mese delle mail automatiche di risposta che vengono impostate da chi va in ferie. Purtroppo la professionalità non viene sempre tenuta in considerazione.
Ecco le due ricevute oggi:
Ecco le due ricevute oggi:
Sarò furoi uffio il giorno 07/08/2018 per comunicazioni urgenti contattare il numero +39 0...
Thanks for your email. I’ll be out of the office August 07. Should the matter be important, please contact +39 0... in my absence.
Finalmente sono in vacanza!
Avrò accesso alle email sporadicamente.
Se URGENTE potete contattarmi al +39 3...
Finally I'm on holiday!
I will hace access to the email sporadically.
If URGENT you can contact me at +39 3...
Breve giro a Barcellona
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
03 aprile 2018
@
21:21:00
Ad inizio febbraio sono stato due giorni a Barcellona per un intervento di manutenzione sull'elettronica di uno yacht ancorato nel porto della capitale catalana. Tutto è andato meglio del previsto ed il lavoro è terminato a metà pomeriggio del secondo giorno.
La prima sera abbiamo fatto un giro a piedi sulla Rambla alla ricerca di un buon ristorante se non fosse che il freddo pungente ci ha scoraggiati ben presto e ci ha spinti dentro al primo ristorante che dichiarava menù di specialità spagnole per poi scoprire che il personale non aveva proprio l'aspetto tipico delle persone spagnole... assomigliavano molto di più agli indiani con tanto di turbante in testa...
La sera del secondo giorno, visto il tempo che si era liberato impovvisamente siamo andati nella zona della Sagrada Familia che, visto il periodo invernale, era già chiusa al tramonto. Un paio di foto attorno alla chiesa già immersa nel buio e poi abbiamo cenato in un altro ristorante di specialià spagnole ma di gestione orientale. In entrambi i casi abbiamo mangiato bene e molto come aveva già sperimentato anni fa a Zaragoza. Ho tentato di fare qualche foto alla chiesa. I due cellulari low cost che avevo con me hanno provato a fare i miracoli.
Incuriositi e indispettiti dalla chiesa già chiusa al tramonto abbiamo deciso di sfruttare le poche ore prima della partenza del volo di ritorno per tentare nuovamente di entrare alla Sagrada Familia e così la mattina seguente ci siamo presentati in biglietteria all'orario di apertura: nessuna fila per comprare il biglietto e per fare i controlli di sicurezza con tanto di metal detector e perquisizione che manco in aeroporto...
Dall'esterno, anche da fuori, non si percepisce molto dell'opera. Si viene sicuramente colpiti dalla grandezza della costruzione ma probabilmente l'effetto è lo stesso che si prova di fronte a qualunque costruzione moderna enorme (alla fine è fatta di cemento armato come qualunque ponte dell'autostrada).
Il biglietto base costa una follia: 18 € per entrare nella navata della chiesa. Gli optional, che non abbiamo acquistato, costano ancora di più. Il biglietto full optional costa circa 50 €. Devo ammettere che all'inizio ero scettico ma poi, una volta all'interno, si scopre che il biglietto base vale tutti i 18 € che costa. La maestosità della chiesa toglie il fiato, i giochi di luce sulle bianche colonne creati dalla finestre dai vetri colorati lasciano senza parole. Per fortuna che siamo entrati la mattina e non la tarda sera altrimenti non avremmo potuto godere di tutti i giochi di luce. Ed ora le foto dell'interno.
La prima sera abbiamo fatto un giro a piedi sulla Rambla alla ricerca di un buon ristorante se non fosse che il freddo pungente ci ha scoraggiati ben presto e ci ha spinti dentro al primo ristorante che dichiarava menù di specialità spagnole per poi scoprire che il personale non aveva proprio l'aspetto tipico delle persone spagnole... assomigliavano molto di più agli indiani con tanto di turbante in testa...
La sera del secondo giorno, visto il tempo che si era liberato impovvisamente siamo andati nella zona della Sagrada Familia che, visto il periodo invernale, era già chiusa al tramonto. Un paio di foto attorno alla chiesa già immersa nel buio e poi abbiamo cenato in un altro ristorante di specialià spagnole ma di gestione orientale. In entrambi i casi abbiamo mangiato bene e molto come aveva già sperimentato anni fa a Zaragoza. Ho tentato di fare qualche foto alla chiesa. I due cellulari low cost che avevo con me hanno provato a fare i miracoli.
Incuriositi e indispettiti dalla chiesa già chiusa al tramonto abbiamo deciso di sfruttare le poche ore prima della partenza del volo di ritorno per tentare nuovamente di entrare alla Sagrada Familia e così la mattina seguente ci siamo presentati in biglietteria all'orario di apertura: nessuna fila per comprare il biglietto e per fare i controlli di sicurezza con tanto di metal detector e perquisizione che manco in aeroporto...
Dall'esterno, anche da fuori, non si percepisce molto dell'opera. Si viene sicuramente colpiti dalla grandezza della costruzione ma probabilmente l'effetto è lo stesso che si prova di fronte a qualunque costruzione moderna enorme (alla fine è fatta di cemento armato come qualunque ponte dell'autostrada).
Il biglietto base costa una follia: 18 € per entrare nella navata della chiesa. Gli optional, che non abbiamo acquistato, costano ancora di più. Il biglietto full optional costa circa 50 €. Devo ammettere che all'inizio ero scettico ma poi, una volta all'interno, si scopre che il biglietto base vale tutti i 18 € che costa. La maestosità della chiesa toglie il fiato, i giochi di luce sulle bianche colonne creati dalla finestre dai vetri colorati lasciano senza parole. Per fortuna che siamo entrati la mattina e non la tarda sera altrimenti non avremmo potuto godere di tutti i giochi di luce. Ed ora le foto dell'interno.
Non le interessa il lavoro?
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
08 novembre 2016
@
21:39:00
Mi arriva una mail di notifica da Linkedin: qualcuno vuole collegarsi con me che, se fossimo su Facebook vorrebbe dire che qualcuno mi ha chiesto l'amicizia per farsi i fatti miei.
E' una recruiter che, se parlassimo italiano sarebbe una cacciatrice di teste e che, se dicessimo le cose come stanno sarebbe una che specula sul mondo del lavoro. Io non guardo in faccia a nessuno: ti vuoi fare i fatti miei? Accontentata: ora sei un mio collegamento.
Tra i fatti miei su Linkedin c'era, ora l'ho rimosso, il mio numero di telefono e quindi mi arriva subito la chiamata dalla speculatrice del lavoro.
Certo fa estremo piacere essere nella categoria delle figure professionali a cui viene periodicamente offerto del lavoro però tutto si ferma lì. Per esperienze personali recenti che mi hanno portato ad odiare la categoria degli speculatori del lavoro, so benissimo che dietro ci sono offerte ridicole che non tengono monetariamente conto dell'esperienza di una persona. I simpatici fanno spesso vedere la foto del cartello, credo realmente esistito, "CERCASI APPRENDISTA CON ESPERIENZA", nel mio caso la situazione è identica ma scritta in maniera diversa: "CERCASI PROFESSIONISTA ESPERTO CHE ACCETTI LA PAGA DA APPRENDISTA".
Un po' di rispetto.
E' una recruiter che, se parlassimo italiano sarebbe una cacciatrice di teste e che, se dicessimo le cose come stanno sarebbe una che specula sul mondo del lavoro. Io non guardo in faccia a nessuno: ti vuoi fare i fatti miei? Accontentata: ora sei un mio collegamento.
Tra i fatti miei su Linkedin c'era, ora l'ho rimosso, il mio numero di telefono e quindi mi arriva subito la chiamata dalla speculatrice del lavoro.
Speculatrice: Buonasera, sono X Y dell'agenzia Z e abbiamo appena comunicato su Linkedin.Tutto questo condito con una certa dose di arroganza tipico dei poveri centralinisti che cercano di venderti l'abbonamento al telefono, i pannelli solari gratis o l'olio d'oliva al prezzo dell'oro.
Io: Mi dica.
Speculatrice: Volevo sapere se era interessato ad un lavoro.
Io: Non sono interessato.
Speculatrice: Ma quindi non le interessa un lavoro?
Io: Ho già un lavoro.
Speculatrice: Ma se non sa quale lavoro voglio proporle come fa a non essere interessato?
Io: Sono a posto così.Grazie.
Certo fa estremo piacere essere nella categoria delle figure professionali a cui viene periodicamente offerto del lavoro però tutto si ferma lì. Per esperienze personali recenti che mi hanno portato ad odiare la categoria degli speculatori del lavoro, so benissimo che dietro ci sono offerte ridicole che non tengono monetariamente conto dell'esperienza di una persona. I simpatici fanno spesso vedere la foto del cartello, credo realmente esistito, "CERCASI APPRENDISTA CON ESPERIENZA", nel mio caso la situazione è identica ma scritta in maniera diversa: "CERCASI PROFESSIONISTA ESPERTO CHE ACCETTI LA PAGA DA APPRENDISTA".
Un po' di rispetto.
La raccomandata più costosa
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
09 ottobre 2016
@
18:46:00
Quest'anno ho lavorato in tre aziende diverse. Ho lavorato nell'azienda "A" fino all'otto febbraio, giorno in cui l'azienda "B" ha affittato il ramo d'azienda da "A". L'azienda "A" si è dimenticata di pagarmi lo stipendio dal primo gennaio all'otto febbraio. Dal giorno otto febbraio sono quindi diventato dipendente dell'azienda "B" fino al trentuno marzo quando ho deciso di cambiare settore e mansione. L'azienda "B" ha regolarmente pagato gli stipendi. Ora sono felicemente impiegato nell'azienda "C".
L'azienda "A" rimane con molti debiti da saldare e in luglio vende tutto all'azienda "B". In mezzo ci si mettono i tribunali, gli avvocati, i commissari... un casino in cui non voglio entrare.
Mi arriva una raccomandata che mi invita a certificare il mio credito verso l'azienda "A". La certificazione va fatta tramite posta certificata, va indicato il credito lordo, gli interessi, ... tutte cose che non conosco e che francamente non voglio conoscere.
Vado a cercare le risposte da un sindacato; non metto il nome di quattro lettere e non metto nemmeno il simbolo di colore rosso: non voglio far pubblicità gratuita ai sindacati. Chiedo al sindacalitsta cosa devo fare: chiedo come recuperare i miei soldi. La risposta è in un piccolo foglietto giallo. Sopra c'è scritto "50 euro" da pagare per andare avanti. Col sorriso sulle labbra l'impiegato aggiunge anche: "ti ho pure fatto lo sconto!".
Mezz'ora per fare le fotocopie della mia carta d'identità e delle mie buste paga insolute per inviarle via raccomandata ai commissari gestori dei debiti dell'azienda "A". Nella stessa giornata il simpatico sindacalista ha "aiutato" altri tre miei ex colleghi: 200 euro incassati in due ore per fare delle fotocopie... se lo sapessero gli stagisti e i co.co.co. co.co.pro. costretti a farle gratis con buona pace dei sindacati!
Secondo il sindacalista esperto, dice lui, in recupero crediti dovrò aspettare anni per rivedere i miei soldi. Bisogna avere pazienza, dice lui.
Poi sento girare una voce: una ex dipendente delle aziende "A" e poi "B" ha mandato una raccomandata all'azienda "B" citando l'articolo 2112 del codice civile ("Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda") e ha ottenuto il pagamento degli stipendenti arretrati. Chiamo il sindacalista che nega assolutamente che esista un articolo simile nel nostro codice civile altrimenti, dice lui, sarebbe troppo facile ottenere gli stipendi arrettati. Dopo averne verificato l'esistenza dice che secondo lui non è possibile che venga considerato valido e quasi rifiuta la mia richiesta di mandare una raccondata all'azienda "B" chiedendole di pagarmi gli stipendi arretrati. Gli ricordo che gli ho dato 50 euro e quindi accetta di spedire la raccomandata anche se continua a sostenere che è tempo sprecato.
Venerdì scorso i soldi degli stipendi arretrati sono arrivati sul mio contocorrente. Caro sindacalista ignorante, sicuro di esserti meritato i 50 euro?
L'azienda "A" rimane con molti debiti da saldare e in luglio vende tutto all'azienda "B". In mezzo ci si mettono i tribunali, gli avvocati, i commissari... un casino in cui non voglio entrare.
Mi arriva una raccomandata che mi invita a certificare il mio credito verso l'azienda "A". La certificazione va fatta tramite posta certificata, va indicato il credito lordo, gli interessi, ... tutte cose che non conosco e che francamente non voglio conoscere.
Vado a cercare le risposte da un sindacato; non metto il nome di quattro lettere e non metto nemmeno il simbolo di colore rosso: non voglio far pubblicità gratuita ai sindacati. Chiedo al sindacalitsta cosa devo fare: chiedo come recuperare i miei soldi. La risposta è in un piccolo foglietto giallo. Sopra c'è scritto "50 euro" da pagare per andare avanti. Col sorriso sulle labbra l'impiegato aggiunge anche: "ti ho pure fatto lo sconto!".
Mezz'ora per fare le fotocopie della mia carta d'identità e delle mie buste paga insolute per inviarle via raccomandata ai commissari gestori dei debiti dell'azienda "A". Nella stessa giornata il simpatico sindacalista ha "aiutato" altri tre miei ex colleghi: 200 euro incassati in due ore per fare delle fotocopie... se lo sapessero gli stagisti e i co.co.co. co.co.pro. costretti a farle gratis con buona pace dei sindacati!
Secondo il sindacalista esperto, dice lui, in recupero crediti dovrò aspettare anni per rivedere i miei soldi. Bisogna avere pazienza, dice lui.
Poi sento girare una voce: una ex dipendente delle aziende "A" e poi "B" ha mandato una raccomandata all'azienda "B" citando l'articolo 2112 del codice civile ("Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda") e ha ottenuto il pagamento degli stipendenti arretrati. Chiamo il sindacalista che nega assolutamente che esista un articolo simile nel nostro codice civile altrimenti, dice lui, sarebbe troppo facile ottenere gli stipendi arrettati. Dopo averne verificato l'esistenza dice che secondo lui non è possibile che venga considerato valido e quasi rifiuta la mia richiesta di mandare una raccondata all'azienda "B" chiedendole di pagarmi gli stipendi arretrati. Gli ricordo che gli ho dato 50 euro e quindi accetta di spedire la raccomandata anche se continua a sostenere che è tempo sprecato.
Venerdì scorso i soldi degli stipendi arretrati sono arrivati sul mio contocorrente. Caro sindacalista ignorante, sicuro di esserti meritato i 50 euro?
Cerchio o triangolo?
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
15 marzo 2016
@
21:06:00
Francamente, in quasi tre anni di lavoro in Polonia non avevo mai fatto caso a come si distinguono i bagni maschili da quelli femminili utilizzando dei simboli. Sono sempre stato abilituato a vedere la scritta MĘSKA per gli uomini e DAMSKA per le donne. Poi, durante l'ultima trasferta in Polonia mi sono trovato davanti alle due porte che si vedono nella foto a sinistra: CERCHIO o TRIANGOLO?
Ripensandoci ora con calma è "chiaro" che il cerchio rappresenta le donne e il triangolo, per esclusione gli uomini. Però, sul momento, forse anche a causa dell'enorme pisciata che dovevo fare, sono stato invaso da enormi dubbi davanti al simbolo del triangolo traviato, forse, dalla canzone "Servi della gleba" di Elio e le storie tese che fa riferimento ad un certo "triangolino che ci esalta" che ha proprio la punta verso il basso. Beh facciamola breve: sono andato a chiedere ad un polacco che lavorava con me quale simbolo indicava il bagno degli uomini, facendo una delle mie solite figure da cretino.
Il week end successivo andai a pranzare in un ristorante italiano, gestito da italiani, in centro a Varsavia. Sulle porte del bagno c'erano di nuovo gli stessi simboli: triangolo e cerchio. Ormai non avevo dubbi su quale porta scegliere ma, evidentemente, per gli italiani i dubbi sono legittimi visto che sotto ai simboli c'era la spiegazione solo in italiano!
Ripensandoci ora con calma è "chiaro" che il cerchio rappresenta le donne e il triangolo, per esclusione gli uomini. Però, sul momento, forse anche a causa dell'enorme pisciata che dovevo fare, sono stato invaso da enormi dubbi davanti al simbolo del triangolo traviato, forse, dalla canzone "Servi della gleba" di Elio e le storie tese che fa riferimento ad un certo "triangolino che ci esalta" che ha proprio la punta verso il basso. Beh facciamola breve: sono andato a chiedere ad un polacco che lavorava con me quale simbolo indicava il bagno degli uomini, facendo una delle mie solite figure da cretino.

Sicurezze sul lavoro in Polonia
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
14 febbraio 2016
@
16:53:00
Noi crediamo in te...
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
11 febbraio 2016
@
20:55:00
Una serie di considerazioni mi hanno portato alla ricerca di un nuovo impiego. Questa non è la notizia: lo sanno già tutti perché sono abituato a condividere tutto quanto può essere utile al mio gruppo di lavoro. L'articolo vuole illustrare cosa ho trovato ricercando il nuovo lavoro che, in questo momento, non ho ancora trovato.
Devo dire che, questa volta, LinkedIn ha assunto un ruolo centrale nella ricerca passiva delle opportunità di lavoro. Forse quello che pensavo tre anni fa non è più valido. Sono infatti stato contatto da due cacciatori di teste* che ora, in maniera meno brutale, si fanno chiamare "reclutatori di profili di alto livello" che mi hanno fruttato colloqui con altrettante aziende.
Non volevo sostenere il primo colloquio in quanto erano specificatamente richieste conoscenze tecniche che io non ho ma che credo di poter acquisire in pochi mesi. Il cacciatore di teste mi ha convinto a sostenere il colloquio dicendomi che per l'azienda non era importante che io non avessi mai programmato PLC Siemens. Faccio il primo colloquio tra Natale e Capodanno. In azienda ci sono solo i due soci proprietari. Tutto sembra filare liscio, anche loro sono convinti che in pochi mesi posso diventare autonomo nella programmazione di PLC Siemens. Si parla anche di un salario importante (rispetto quello che prendo ora) e di un contratto a tempo indeterminato. Prendono comunque tempo, secondo loro almeno un mese, per non fermarsi al primo profilo visto e, in ogni caso, preferirebbero che io terminassi i progetti che ho in corso con l'azienda attuale per non crearle problemi.
Che gentiluomini! Che signori! Mi avete convinto!
Dopo tre giorni mi richiama il cacciatore di teste: il responsabile dei programmatori è tornato e vuole incontrarmi perché vuole conoscere la mia esperienza. Al colloquio si parla di tutt'altro. Nessuna domanda che riguardi il lavoro. Cambiano però le carte in tavola. Cercano due programmatori e mi vogliono il prima possibile. Poi la chicca che cito testualmente:
E poi la perla:
Ieri ho sostenuto il colloquio con una seconda azienda. Questa volta ero stato chiaro: valuto solo contratti a tempo indeterminato. Non mi dilungo troppo. Anche in questo caso si trattava di programmazione di PLC Siemens. Anche in questo caso nessun interrogatorio sulla parte tecnica delle mie esperienze. Dopo dieci minuti il colloquio era terminato ed ero assunto ma...è arrivato il propostone:
In entrambi i casi le aziende hanno cercato me (tramite il cacciatore di teste). Io non ho cercato loro. Io ho un lavoro, non sono "alla canna del gas". Se volete le mie prestazioni dovete convincermi per bene. E finora siete molto lontani dal riuscirci. E in più, ai miei occhi, fate la figura dei ladri e dei barboni.
_________________________________
* se mi riprende la passione per il blog ci sarebbe da fare un copioso articolo su queste figure professionali che a parer mio fingono di offrire un servizio.
Devo dire che, questa volta, LinkedIn ha assunto un ruolo centrale nella ricerca passiva delle opportunità di lavoro. Forse quello che pensavo tre anni fa non è più valido. Sono infatti stato contatto da due cacciatori di teste* che ora, in maniera meno brutale, si fanno chiamare "reclutatori di profili di alto livello" che mi hanno fruttato colloqui con altrettante aziende.
Non volevo sostenere il primo colloquio in quanto erano specificatamente richieste conoscenze tecniche che io non ho ma che credo di poter acquisire in pochi mesi. Il cacciatore di teste mi ha convinto a sostenere il colloquio dicendomi che per l'azienda non era importante che io non avessi mai programmato PLC Siemens. Faccio il primo colloquio tra Natale e Capodanno. In azienda ci sono solo i due soci proprietari. Tutto sembra filare liscio, anche loro sono convinti che in pochi mesi posso diventare autonomo nella programmazione di PLC Siemens. Si parla anche di un salario importante (rispetto quello che prendo ora) e di un contratto a tempo indeterminato. Prendono comunque tempo, secondo loro almeno un mese, per non fermarsi al primo profilo visto e, in ogni caso, preferirebbero che io terminassi i progetti che ho in corso con l'azienda attuale per non crearle problemi.
Che gentiluomini! Che signori! Mi avete convinto!
Dopo tre giorni mi richiama il cacciatore di teste: il responsabile dei programmatori è tornato e vuole incontrarmi perché vuole conoscere la mia esperienza. Al colloquio si parla di tutt'altro. Nessuna domanda che riguardi il lavoro. Cambiano però le carte in tavola. Cercano due programmatori e mi vogliono il prima possibile. Poi la chicca che cito testualmente:
[...] abbiamo capito che sei la figura giusta [...] vogliamo scommettere su di te [...] ti proponiamo un contratto a tempo determinato di otto mesi che poi trasformeremo in indeterminato [...] fidati.A questo punto ho tentato di spiegare a loro il significato di "scommettere". Se c'è una via di uscita (dopo otto mesi) non è una scommessa. E poi otto mesi assomigliano troppo alla lunghezza di un progetto di un impianto automatico partendo dalla progettazione e arrivando al collaudo finale presso il cantiere. La cosa mi puzza. Alle mie rimostranze rispondono con:
[...] come noi ci fidiamo di te, tu ti devi fidare di noi [...]Mi spiace ma la fiducia ha un solo sinonimo per me: "contratto a tempo indeterminato".
E poi la perla:
[...] convertendo un contratto a tempo determinato in indeterminato ci sono degli sgravi fiscali [...]Si dice "fatta la legge trovato l'inganno". Francamente a me sembra un po' di truffare lo Stato prendendola nel culo due volte: primo perché meno tasse pagate allo Stato meno servizi per tutti, me compreso; secondo perché per farti pagare meno tasse te rischio di non avere il lavoro fra otto mesi per chissà quale tua motivazione più o meno inventata.
Ieri ho sostenuto il colloquio con una seconda azienda. Questa volta ero stato chiaro: valuto solo contratti a tempo indeterminato. Non mi dilungo troppo. Anche in questo caso si trattava di programmazione di PLC Siemens. Anche in questo caso nessun interrogatorio sulla parte tecnica delle mie esperienze. Dopo dieci minuti il colloquio era terminato ed ero assunto ma...è arrivato il propostone:
[...] siamo una azienda artigiana [...] abbiamo un limite sul numero di dipendenti che abbiamo superato da molto [...] passare al regime industriale significa pagare più tasse [...] quindi non possiamo assumerti direttamente. Tu verrai assunto a tempo indeterminato da un'agenzia di somminastrazione personale (Adecco o Randstad) e verrai a lavorare a tempo indeterminato per noi. In questo modo risparmiamo sulle tasse.Premesso che considero le agenzia di somminatrazione personale o agenzie interinale una sorta di "caporalato legalizzato" o di "magnaccia legalizzato", anche in questo caso non voglio prenderlo nel culo due volte: prima di tutto l'azienda non paga allo Stato il dovuto rimanendo a regime artigianale quando non dovrebbe; Inoltre nessuno obbliga l'azienda a tenermi e quindi può lasciarmi nelle mani dell'agenzia che, a quel punto, ha la possibilità di piazzarmi in qualunque altra azienda e in caso di mio rifiuto il contratto verrà sciolto... alla faccia del tempo indeterminato!
In entrambi i casi le aziende hanno cercato me (tramite il cacciatore di teste). Io non ho cercato loro. Io ho un lavoro, non sono "alla canna del gas". Se volete le mie prestazioni dovete convincermi per bene. E finora siete molto lontani dal riuscirci. E in più, ai miei occhi, fate la figura dei ladri e dei barboni.
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* se mi riprende la passione per il blog ci sarebbe da fare un copioso articolo su queste figure professionali che a parer mio fingono di offrire un servizio.
Il caffè con i funghi
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
20 marzo 2013
@
21:50:00
Dopo un mese e mezzo dalla fine del rapporto di lavoro con l'azienda di Forlì sono stato chiamato a fare, presso la sede del medico, la visita di fine rapporto di lavoro. Ho scoperto che è obbligatoria solo per i lavoratori sottoposti a rischio chimico... rischio chimico io che stavo in ufficio davanti al notebook o andavo sugli yachts ormeggiati nei porti turistici? Ecco spiegato il perché ero costretto a fare annualmente analisi del sangue ed urine.
Alla fine della visita, mi forniscono copia della mia cartella clinica con il consiglio di darla al nuovo medico del lavoro qualora io trovassi un nuovo lavoro... Faccio notare che ho già un altro lavoro, che ho già fatto la visita medica il 6 febbraio e che quindi sarebbe stato il caso di fare un po' prima la visita di fine rapporto...
Questo è nulla in confronto a quanto successo detro lo studio del medico.
Il medico (non è più il gufo dell'altra volta anche se l'azienda che si occupa di medicina del lavoro è la stessa) mi chiama nel suo studio, mi ascolta cuore e polmoni per poi misurarmi la pressione. Mi comunica che ho la pressione minima un po' alta (problema già noto anche a lui) per poi chiedermi se bevo caffè. Alla mia risposta affermativa, il medico si siede alla sua scrivania, prende un pezzo di carta su cui scrive qualcosa e me lo allunga. C'è un indirizzo internet, che non scrivo direttamente in testo per non essere tracciato dai motori di ricerca e fare pubblicità involontaria al sito internet. Potete leggere, nonostante la pessima calligrafia tipica dei medici, l'indirizzo nella foto seguente.
Mi dice che in quel sito vendono un caffé che contiene un fungo che aiuta ad abbassare la pressione e che anche lui non credeva all'efficacia del fungo ma si è documentato ed è effettivamente funziona. Poi il medico aggiunge che il caffè "fungo-additivato" deve essere comprato via internet perché la società vende solo su internet ed ha un sistema di vendite piramidale. Io non resisto e gli rido in faccia. Che ci volete fare, quando sono a disagio mi scappa da ridere. Ho davanti a me un uomo in camice, un uomo laureato in medicina, un uomo di scienza che mi sta pubblicizzando, sfruttando il suo abito e il suo titolo di studio, un caffé con un fungo cinese che viene venduto attraverso un sistema di vendite piramidali! Inoltre, se il fungo abbassa la pressione, perché lo devo assumere con il caffé che fa esattamente la cosa opposta?
Ma non è finita qui.
Prima di scrivere questo articolo, sono andato sul sito scritto nel bigliettino. Nella parte alta della pagina che appare c'è il nome di una signora con tanto di numero di telefono cellulare. Provo a cercarla su internet. Google mi dà tante informazioni, addirittura l'indirizzo di casa ed i pessimi risultati conseguiti nei concorsi che ha sostenuto per diventare insegnante. Sempre su Google cerco il nome della signora con a fianco il nome del medico ed ecco che appare una foto, in cui riconosco il medico, seguita dalla didascalia che li descrive come moglie e marito intenti in un atto religioso di una chiesa protestante. Stanato il dottore che in camice bianco pubblicizza il caffè coi funghi che vende la moglie!
________________________________
Nota: Ho già scritto che non voglio mettere direttamente il link dell'azienda che vende il caffè. Non voglio nemmeno mettere direttamente il nome della moglie venditrice piramidale e il nome del marito medico pubblicitario. Metto però il nome dell'azienda del medico del lavoro. Lo metto anagrammato così non dovrebbe venire tracciato dai motori di ricerca .L.R.S .L.D.M PUORG TNIRES. Lascio a voi la curiosità di scoprire i nomi delle persone coinvolte.
Alla fine della visita, mi forniscono copia della mia cartella clinica con il consiglio di darla al nuovo medico del lavoro qualora io trovassi un nuovo lavoro... Faccio notare che ho già un altro lavoro, che ho già fatto la visita medica il 6 febbraio e che quindi sarebbe stato il caso di fare un po' prima la visita di fine rapporto...
Questo è nulla in confronto a quanto successo detro lo studio del medico.
Il medico (non è più il gufo dell'altra volta anche se l'azienda che si occupa di medicina del lavoro è la stessa) mi chiama nel suo studio, mi ascolta cuore e polmoni per poi misurarmi la pressione. Mi comunica che ho la pressione minima un po' alta (problema già noto anche a lui) per poi chiedermi se bevo caffè. Alla mia risposta affermativa, il medico si siede alla sua scrivania, prende un pezzo di carta su cui scrive qualcosa e me lo allunga. C'è un indirizzo internet, che non scrivo direttamente in testo per non essere tracciato dai motori di ricerca e fare pubblicità involontaria al sito internet. Potete leggere, nonostante la pessima calligrafia tipica dei medici, l'indirizzo nella foto seguente.
Il bigliettino che mi ha lasciato il medico. La lettera illeggibile prima di ".COM" è una "D". |
Ma non è finita qui.
Prima di scrivere questo articolo, sono andato sul sito scritto nel bigliettino. Nella parte alta della pagina che appare c'è il nome di una signora con tanto di numero di telefono cellulare. Provo a cercarla su internet. Google mi dà tante informazioni, addirittura l'indirizzo di casa ed i pessimi risultati conseguiti nei concorsi che ha sostenuto per diventare insegnante. Sempre su Google cerco il nome della signora con a fianco il nome del medico ed ecco che appare una foto, in cui riconosco il medico, seguita dalla didascalia che li descrive come moglie e marito intenti in un atto religioso di una chiesa protestante. Stanato il dottore che in camice bianco pubblicizza il caffè coi funghi che vende la moglie!
________________________________
Nota: Ho già scritto che non voglio mettere direttamente il link dell'azienda che vende il caffè. Non voglio nemmeno mettere direttamente il nome della moglie venditrice piramidale e il nome del marito medico pubblicitario. Metto però il nome dell'azienda del medico del lavoro. Lo metto anagrammato così non dovrebbe venire tracciato dai motori di ricerca .L.R.S .L.D.M PUORG TNIRES. Lascio a voi la curiosità di scoprire i nomi delle persone coinvolte.
Grazie per gli esempi
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
12 ottobre 2011
@
22:23:00
Ho il privilegio di leggere un account di posta in cui molti inviano il proprio curriculum. L'ultimo arrivato è sicuramente degno di nota simpatica in quanto ha utilizzato il modello del curriculum europeo senza però togliere i suggerimenti e gli aiuti alla compilazione. Nella colonna di sinistra sono rimasti in bella vista gli esempi, cerchiati in rosso da me, di cui il modello è pieno.
Avanti il prossimo.
Avanti il prossimo.
Cinque giorni nel golfo di Saint Tropez (parte terza)
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
31 agosto 2011
@
22:54:00
Una mail e un paio di telefonate mi annunciano, mentre sono ancora immerso nelle ferie di metà agosto, che devo partire per Saint Tropez per riparare, in una giornata, l'impianto di monitoraggio di una barca. In realtà i giorni di lavoro saranno tre e mezzo.
La viabilità
Appena si passa il confine tra Liguria e Francia ci si sente a disagio anche nei sedili posteriori: una serie di piccole differenze nella segnaletica non aiutano nella guida e nell'orientamento. Il segnale di divieto di svolta con logica opposta a quello italiano rappresenta un esempio lampante.
Altri lievi sintomi di disagio si avvertono a causa dei segnali di direzione: blu per le autostrade e verdi per le strade normali; l'esatto contrario di quanto fatto in Italia.
Forse il disagio maggiore si ha a causa delle linee che delimitano la corsia che sono tratteggiate anche dal lato del burrone come se fosse consentito oltrepassarle. Di notte non è facile capire i limiti della carreggiata.
Interessanti le viuzze all'interno dei centri storici che sono state rese a senso unico ed una corsia è stata trasformata in zona ciclo pedonale delimitata da paletti di acciaio. Se lo fai in Italia i paletti durano una settimana...
Paurose le enormi rotonde coi semafori ed il discesone che c'è in autostrada prima di Nizza. Al termine della discesa c'è la barriera del pedaggio e a fianco del tratto in discesa è stata costruita una corsia in materiale friabile che fa decelerare i mezzi coi freni in panne... Roba da matti.
La sera
Come ho già scritto la vita a Cogolin finisce un minuto dopo le 21:00. Una sera per impegnare il tempo siamo andati a Saint Tropez, una specie di Milano Marittima molto costosa e col porto pieno di yachts in bella vista. Facile trovare parcheggio visto che è stato previsto un mega parcheggio a pagamento per i turisti, un po' meno facile trovare il posto lungo la strada per non pagare il parcheggio: fortunatamente troviamo un posto in cui l'Opel Vivaro entra perfettamente.
Praticamente sta tutto lungo la banchina del porto: da un lato i mega yachts con bodyguard che fermano i più curiosi; dall'altro lato i pub con bodyguard che impediscono a quelli coi calzoni corti di entrare a consumare. Visto che eravamo tutti coi calzoni corti ci sediamo ad un tavolo fuori da un pub insieme a tante altre che consumano bevande passando la serata fissando gli yachts e chi sale e scende dalle passerelle. Quattro mojito e una red bull: 76 euro! Fortuna che non ci hanno fatto entrare nell'altro pub più fighetto altrimenti chissà quanto avremmo speso.
Giriamo un altro po' per Saint Tropez ed arriviamo in una discoteca contornata da centinaia di persone che stavano a guardare i vip (francesi e dunque a noi sconosciuti) all'interno del locale. Wow che divertimento! Ve lo lasciamo!
La sera dopo andiamo a Port Grimaud, una piccola Venezia privata in cui i padroni di casa (e di strada) hanno l'approdo della barca davanti a casa. Essendo tutta privata hanno (giustamente) sbarrato qualunque strada e dunque per i turisti è impossibile entrare. Digestivo al bar e poi si torna in albergo.
La viabilità

Altri lievi sintomi di disagio si avvertono a causa dei segnali di direzione: blu per le autostrade e verdi per le strade normali; l'esatto contrario di quanto fatto in Italia.
Forse il disagio maggiore si ha a causa delle linee che delimitano la corsia che sono tratteggiate anche dal lato del burrone come se fosse consentito oltrepassarle. Di notte non è facile capire i limiti della carreggiata.
Interessanti le viuzze all'interno dei centri storici che sono state rese a senso unico ed una corsia è stata trasformata in zona ciclo pedonale delimitata da paletti di acciaio. Se lo fai in Italia i paletti durano una settimana...
Paurose le enormi rotonde coi semafori ed il discesone che c'è in autostrada prima di Nizza. Al termine della discesa c'è la barriera del pedaggio e a fianco del tratto in discesa è stata costruita una corsia in materiale friabile che fa decelerare i mezzi coi freni in panne... Roba da matti.
La sera
Come ho già scritto la vita a Cogolin finisce un minuto dopo le 21:00. Una sera per impegnare il tempo siamo andati a Saint Tropez, una specie di Milano Marittima molto costosa e col porto pieno di yachts in bella vista. Facile trovare parcheggio visto che è stato previsto un mega parcheggio a pagamento per i turisti, un po' meno facile trovare il posto lungo la strada per non pagare il parcheggio: fortunatamente troviamo un posto in cui l'Opel Vivaro entra perfettamente.
Praticamente sta tutto lungo la banchina del porto: da un lato i mega yachts con bodyguard che fermano i più curiosi; dall'altro lato i pub con bodyguard che impediscono a quelli coi calzoni corti di entrare a consumare. Visto che eravamo tutti coi calzoni corti ci sediamo ad un tavolo fuori da un pub insieme a tante altre che consumano bevande passando la serata fissando gli yachts e chi sale e scende dalle passerelle. Quattro mojito e una red bull: 76 euro! Fortuna che non ci hanno fatto entrare nell'altro pub più fighetto altrimenti chissà quanto avremmo speso.
Giriamo un altro po' per Saint Tropez ed arriviamo in una discoteca contornata da centinaia di persone che stavano a guardare i vip (francesi e dunque a noi sconosciuti) all'interno del locale. Wow che divertimento! Ve lo lasciamo!

Cinque giorni nel golfo di Saint Tropez (parte seconda)
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
28 agosto 2011
@
20:19:00
Una mail e un paio di telefonate mi annunciano, mentre sono ancora immerso nelle ferie di metà agosto, che devo partire per Saint Tropez per riparare, in una giornata, l'impianto di monitoraggio di una barca. In realtà i giorni di lavoro saranno tre e mezzo.
Il cibo in Francia
Un incubo. Il primo giorno pranziamo in un bar del centro commerciale vicino al cantiere. Sperando di andare sul sicuro prendo una pizza prosciutto e funghi. Quanti modi ci saranno di fare la pizza? Sicuramente c'è quello francese: impasto dei biscotti, pomodoro disidratato e formaggio tipo sottilette. Che delusione! Non parliamo poi del caffè: tazzina piena fino all'orlo di un liquido nero che sa di acqua. Nemmeno chiedendo il caffè ristretto si riesce ad ottenere qualcosa di simile alla roba italiana*.
La sera ci accorgiamo che sotto l'albergo c'è un ristorante italiano chiamato "Gustò" che io, parlando con l'albergatore, pronuncio con l'accento sulla "o" e lui che mi corregge pronunciandolo senza accento. Ma come? Mettete l'accento finale su ogni parola e quando c'è non la mettete? Lo chef è napoletano e per fortuna sembra di mangiare in Italia. Pure il caffè è passabile.
Decidiamo di arrangiarci per il pranzo dei giorni seguenti. Si va al supermercato a comprare sei baguettes e un po' di confezioni di prosciutto crudo (60 euro al kg). Lama nuova sul taglierino per tagliare il pane e via con il pranzo "all'italiana" in cantiere.
E se vuoi una birra fresca da portare in cantiere? Non puoi. La birra alla spina è fredda ma puoi consumarla solo nel bar; quella in bottiglia è solo calda. Mi pare di aver capito che sia così per legge.
L'ultima sera cambiamo locale ma rischiamo di rimanere senza cenare visto che la vita a Cogolin si ferma un minuto dopo le 21. Fortunatamente troviamo un ristorante pizzeria col menù pseudo italiano pieno di errori di ortografia: "osso bucco", "pizza margharita"... Faccio il coglione ed ordino un altra pizza immaginando che non tutti in Francia facciano la pizza con l'impasto dei biscotti. Sbagliavo. Altra pizza schifosa.
Una nota sui vini. Quando chiedi vino bianco ti guardano stupiti e ti rispondono "Rosé". Quando chiedi vino rosso ti guardano stupiti e ti rispondono "Rosé". Non capivo, finché non mi sono trovato nella corsia alcolici di un supermercato: in Italia abbiamo la corsia piena di bottiglie di qualunque tonalità. Dal giallo canarino al giallo paglierino. Dal rosso acceso al marrone scuro. In Francia vedi una scaffalatura con centinaia di bottiglie di decine di marche diverse tutte con la stessa tonalità rosata. Sommellier è un termine francese ma credo che là non ci siano visto che non ci vuole un esperto per capire di che vino si tratta... un po' come il bidet inventato e non utilizzato in Francia.
_______________________________
* Scena all'autogrill di Ventimiglia: ci fermiamo appena passato il confine proprio per prendere il primo caffè in Italia. A fianco a me un gruppo di ragazzi chiede a loro volta il caffè specificando che hanno bisogno di quello buono perché sono stati due settimane in Francia... Chissà quanti caffè vende l'autogrill di Ventimiglia...
Il cibo in Francia
Un incubo. Il primo giorno pranziamo in un bar del centro commerciale vicino al cantiere. Sperando di andare sul sicuro prendo una pizza prosciutto e funghi. Quanti modi ci saranno di fare la pizza? Sicuramente c'è quello francese: impasto dei biscotti, pomodoro disidratato e formaggio tipo sottilette. Che delusione! Non parliamo poi del caffè: tazzina piena fino all'orlo di un liquido nero che sa di acqua. Nemmeno chiedendo il caffè ristretto si riesce ad ottenere qualcosa di simile alla roba italiana*.
La sera ci accorgiamo che sotto l'albergo c'è un ristorante italiano chiamato "Gustò" che io, parlando con l'albergatore, pronuncio con l'accento sulla "o" e lui che mi corregge pronunciandolo senza accento. Ma come? Mettete l'accento finale su ogni parola e quando c'è non la mettete? Lo chef è napoletano e per fortuna sembra di mangiare in Italia. Pure il caffè è passabile.
Decidiamo di arrangiarci per il pranzo dei giorni seguenti. Si va al supermercato a comprare sei baguettes e un po' di confezioni di prosciutto crudo (60 euro al kg). Lama nuova sul taglierino per tagliare il pane e via con il pranzo "all'italiana" in cantiere.
E se vuoi una birra fresca da portare in cantiere? Non puoi. La birra alla spina è fredda ma puoi consumarla solo nel bar; quella in bottiglia è solo calda. Mi pare di aver capito che sia così per legge.
L'ultima sera cambiamo locale ma rischiamo di rimanere senza cenare visto che la vita a Cogolin si ferma un minuto dopo le 21. Fortunatamente troviamo un ristorante pizzeria col menù pseudo italiano pieno di errori di ortografia: "osso bucco", "pizza margharita"... Faccio il coglione ed ordino un altra pizza immaginando che non tutti in Francia facciano la pizza con l'impasto dei biscotti. Sbagliavo. Altra pizza schifosa.
Una nota sui vini. Quando chiedi vino bianco ti guardano stupiti e ti rispondono "Rosé". Quando chiedi vino rosso ti guardano stupiti e ti rispondono "Rosé". Non capivo, finché non mi sono trovato nella corsia alcolici di un supermercato: in Italia abbiamo la corsia piena di bottiglie di qualunque tonalità. Dal giallo canarino al giallo paglierino. Dal rosso acceso al marrone scuro. In Francia vedi una scaffalatura con centinaia di bottiglie di decine di marche diverse tutte con la stessa tonalità rosata. Sommellier è un termine francese ma credo che là non ci siano visto che non ci vuole un esperto per capire di che vino si tratta... un po' come il bidet inventato e non utilizzato in Francia.
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* Scena all'autogrill di Ventimiglia: ci fermiamo appena passato il confine proprio per prendere il primo caffè in Italia. A fianco a me un gruppo di ragazzi chiede a loro volta il caffè specificando che hanno bisogno di quello buono perché sono stati due settimane in Francia... Chissà quanti caffè vende l'autogrill di Ventimiglia...
Cinque giorni nel golfo di Saint Tropez (parte prima)
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
27 agosto 2011
@
20:28:00
Una mail e un paio di telefonate mi annunciano, mentre sono ancora immerso nelle ferie di metà agosto, che devo partire per Saint Tropez per riparare, in una giornata, l'impianto di monitoraggio di una barca. In realtà i giorni di lavoro saranno tre e mezzo.
Il lavoro
Un pulmino con meccanico, ebanista, copertista ed elettricista a bordo mi passa a prendere alle 16:00 da Forlì con destinazione Cogolin, un borgo arroccato su una collinetta a 8km da Saint Tropez. A l'una di notte siamo in albergo, io ho una camera singola ma due mancanze mi sconvolgono: manca l'aria condizionata e soprattutto il bidet. Sporchi francesi!
La barca è parcheggiata sui trespoli in un angolo di un cantiere nautico a Port Cogolin, sotto un tettoia in ethernit tutto frastagliato. Salutisti francesi!
Il primo giorno di lavoro è tragico: durante un aggiornamento va in palla l'unico display di cui non avevo il ricambio. Due giorni di telefonate coi produttori veronesi senza ottenere nessun risultato, le bestemmie si sprecano: il display va sostituito. Inaffidabili veronesi!
Lourenço mi fa notare che se bestemmio continuamente Dio non mi aiuta... a lavoro terminato gli devo far notare che il frigo è l'unica cosa che continua a non funzionare in quella barca e quindi Dio non lo ha aiutato. Illusi capoverdiani!
Nel frattempo faccio quasi quattro ore di telefonate in Italia per aiutare ad avviare l'impianto su un altro scafo che pare debba partire immediatamente. In realtà è ancora a Fano. Impazienti marchigiani!
Per sostituire quel display non posso far altro che farmene portare uno nuovo dal magazzino del cantiere nautico che sta a Fano. Dario si è fatto 9 ore di auto per portami il display. Ora siamo in sei a Saint Tropez. Il display nuovo non sbaglia. Funziona bene e potrei proseguire con le prove se le elettrovalvole non si bloccassero per poi riprendersi misteriosamente dopo un'oretta. Imprevedibili bergamaschi!
Venerdì a mezzogiorno è tutto funzionante alla perfezione (tranne il frigo di Lourenço) e dopo una veloce doccia all'hotel siamo pronti per ripartire in vista dell'Italia.
Il lavoro
Un pulmino con meccanico, ebanista, copertista ed elettricista a bordo mi passa a prendere alle 16:00 da Forlì con destinazione Cogolin, un borgo arroccato su una collinetta a 8km da Saint Tropez. A l'una di notte siamo in albergo, io ho una camera singola ma due mancanze mi sconvolgono: manca l'aria condizionata e soprattutto il bidet. Sporchi francesi!
La barca è parcheggiata sui trespoli in un angolo di un cantiere nautico a Port Cogolin, sotto un tettoia in ethernit tutto frastagliato. Salutisti francesi!
Il primo giorno di lavoro è tragico: durante un aggiornamento va in palla l'unico display di cui non avevo il ricambio. Due giorni di telefonate coi produttori veronesi senza ottenere nessun risultato, le bestemmie si sprecano: il display va sostituito. Inaffidabili veronesi!
Lourenço mi fa notare che se bestemmio continuamente Dio non mi aiuta... a lavoro terminato gli devo far notare che il frigo è l'unica cosa che continua a non funzionare in quella barca e quindi Dio non lo ha aiutato. Illusi capoverdiani!
Nel frattempo faccio quasi quattro ore di telefonate in Italia per aiutare ad avviare l'impianto su un altro scafo che pare debba partire immediatamente. In realtà è ancora a Fano. Impazienti marchigiani!
Per sostituire quel display non posso far altro che farmene portare uno nuovo dal magazzino del cantiere nautico che sta a Fano. Dario si è fatto 9 ore di auto per portami il display. Ora siamo in sei a Saint Tropez. Il display nuovo non sbaglia. Funziona bene e potrei proseguire con le prove se le elettrovalvole non si bloccassero per poi riprendersi misteriosamente dopo un'oretta. Imprevedibili bergamaschi!
Venerdì a mezzogiorno è tutto funzionante alla perfezione (tranne il frigo di Lourenço) e dopo una veloce doccia all'hotel siamo pronti per ripartire in vista dell'Italia.
Ma chi le ha detto di telefonare qui?
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
07 luglio 2011
@
20:12:00
Questo è quello che ci si sente dire telefonando al supporto tecnico di una nota azienda produttrice di componenti per l'automazione pneumatica di Lurano nel bergamasco.
Ho avuto due contatti telefonici con il loro supporto tecnico ed in entrambi i casi mi hanno risposto allo stesso modo. Nel primo contatto ero passato dal centralino telefonico che mi aveva passato l'assistenza tecnica una volta specificato che avevo problemi con le loro elettrovalvole. Nel secondo caso è stato il rivenditore di zona a darmi direttamente il numero di telefono dell'assistenza tecnica. Sono convinto che in entrambi i casi (avvenuti a distanza di mesi tra di loro) mi abbia risposto la stessa scortese persona.
Le due telefonate sono andate più o meno in questo modo (immaginate in tecnico pronunciare ogni parola con forte accento bergamasco):
Ho avuto due contatti telefonici con il loro supporto tecnico ed in entrambi i casi mi hanno risposto allo stesso modo. Nel primo contatto ero passato dal centralino telefonico che mi aveva passato l'assistenza tecnica una volta specificato che avevo problemi con le loro elettrovalvole. Nel secondo caso è stato il rivenditore di zona a darmi direttamente il numero di telefono dell'assistenza tecnica. Sono convinto che in entrambi i casi (avvenuti a distanza di mesi tra di loro) mi abbia risposto la stessa scortese persona.
Le due telefonate sono andate più o meno in questo modo (immaginate in tecnico pronunciare ogni parola con forte accento bergamasco):
Io: Buongiorno, sono Urbini di Naviop, ho un problema con le vostre elettrovalvole. Posso chiedere a lei?In entrambi i casi mi hanno aiutato a risolvere i problemi riscontrati e probabilmente saranno anche buoni prodotti, ma se ogni volta devono fare tutte queste storie per aiutare un utilizzatore dei loro prodotti, certamente non consiglierò mai a qualcuno di acquistare i loro prodotti.
Tecnico: Un attimo, ma chi le ha detto di telefonare qui?
Io: Il centralino/rivenditore di zona mi ha dato il suo numero.
Tecnico: Ma lei è un nostro cliente?
Io: No, non compro direttamente le elettrovalvole ma devo interfacciarle in can bus con il nostro plc.
Tecnico: Eh ma non si fa così. Lei non può telefonare qui.
Io: Mi scusi. allora a chi devo telefonare?
Tecnico: Va bene per questa volta l'aiuto, ma ripeto non si fa così!
Io: Ok, bene... il problema che ho riscontrato con le elettrovalvole è...
Assistenza telefonica
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
25 gennaio 2011
@
21:16:00
Durante la scorsa settimana ho prestato assistenza telefonica per aiutare una giornalista nel download di un file PDF. Ecco i punti salienti della telefonata:
Io: Per aiutarla ho bisogno di sapere quale sistema operativo sta utilizzando.Nonostante diversi tentativi non riesco a farla accedere al sito FTP da cui scaricare il file. Cerco allora sistemi alternativi per la condivisione del file:
[...silenzio assoluto per un minuto...]
Io: Utilizza Windows? Macintosh? Apple?
Lei: Il mio computer è normale.
Io: Perfetto, il suo computer ha Windows. Ora le spiego come...
Io: Potremmo usare Skype per effettuare il passaggio del file. Ha Skype sul computer?Alla fine poi ci sono riuscito. Ho semplicemente dovuto ripetere lettera per lettera, per quattro volte, la password di accesso al server FTP che, nonostante fosse scritta anche nella email di istruzioni, veniva continuamente inserita in modo errato.
Lei: No, noi qua usiamo i computer per lavorare, non abbiamo quelle cose lì.
C'è del movimento a Caorso...
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
30 settembre 2010
@
21:56:00
Due anni dopo ritorno al Salone Nautico di Genova ma questa volta non come visitatore: quest'anno sono un allestitore. Allo stesso modo di quanto già successo al Seatec devo montare i nostri dispositivi nello stand di un'altra azienda.
Sveglia alle 4:20 per partire da Forlì alle 5:30 insieme a Giovanni. Per rimanere svegli si parla di tutto. Io ricordo la mia precedente esperienza a Genova:
Fila chilometrica nell'autostrada ligure: da Voltri all'ingresso fiera praticamente a passo d'uomo tranne nella sopraelevata in cui tutti vanno a palla da schioppo. Impressionante, fossi stato da solo mi sarei fermato in preda al panico e avrei chiamato l'elisoccorso per farmi venire a prendere. Genova: veramente una brutta città.
Parcheggiamo alla fiera: 12 euro per 3 ore. Non mi lamenterò più dei parcheggi di Milano Marittima. Montiamo tutto il materiale, stranamente funziona tutto al primo colpo: il filo verde scollegato due messaggi più giù fa il suo dovere. Un giretto su una barca per un ultimo check-up e poi in marcia verso casa prevedendo una sosta in autogrill per un veloce pranzo. La fiera in allestimento non merita tanti commenti: una bolgia di carpentieri, muletti e cellofan.
Sulla Torino-Piacenza-Brescia, altro dialogo per rimanere svegli:
Sveglia alle 4:20 per partire da Forlì alle 5:30 insieme a Giovanni. Per rimanere svegli si parla di tutto. Io ricordo la mia precedente esperienza a Genova:
Andrea: due anni fa io, Fabrizio e Riccardo abbiamo saltato lo svincolo a Tortona e abbiamo proseguito per Milano e abbiamo fatto inversione a Pavia perché ci siamo accorti di aver attraversato il Pò.
Giovanni: siete un branco di imbranati...
Fila chilometrica nell'autostrada ligure: da Voltri all'ingresso fiera praticamente a passo d'uomo tranne nella sopraelevata in cui tutti vanno a palla da schioppo. Impressionante, fossi stato da solo mi sarei fermato in preda al panico e avrei chiamato l'elisoccorso per farmi venire a prendere. Genova: veramente una brutta città.
Parcheggiamo alla fiera: 12 euro per 3 ore. Non mi lamenterò più dei parcheggi di Milano Marittima. Montiamo tutto il materiale, stranamente funziona tutto al primo colpo: il filo verde scollegato due messaggi più giù fa il suo dovere. Un giretto su una barca per un ultimo check-up e poi in marcia verso casa prevedendo una sosta in autogrill per un veloce pranzo. La fiera in allestimento non merita tanti commenti: una bolgia di carpentieri, muletti e cellofan.
Sulla Torino-Piacenza-Brescia, altro dialogo per rimanere svegli:
Andrea: oh mi raccomando, non voglio trovarmi a Brescia...Alla fine arriviamo sani e salvi a Forlì nonostante diversi rallentamenti, almeno tre dovuti ad incidente più uno dovuto ai lavori, incontrati nelle autostrade.
Giovanni: io questa strada l'ho fatta 700 volte. Devi solo evitare di sbagliare l'uscita di Piacenza per entrare nell'A1... ecco qui vado dritto... porca M... dovevo girare.
Andrea: andiamo a Brescia!
Giovanni: facciamo inversione a Caorso
[...]
Andrea: oohh abbiamo passato il casello, ah no, lo svincolo è poco dopo...
Giovanni: c'è del movimento a Caorso...
Andrea: eh proprio... il casello più brutto che abbia mai visto. Almeno è in mezzo al nulla. Non stona.
Giovanni: te porti sfiga, non ero mai capitato a Caorso