Sarà per il prossimo anno

Sono consapevole della "gufata" che ho appena fatto staccando dal trattore la lama da neve a metà febbraio però le temperature si stanno alzando e dubito fortemente che qui nevichi tanto da dover utilizzare la lama appena costruita.

Da questa estate il cofano tondeggiante del convogliatore della trincia giaceva ingombrante ed inutilizzato nel giardino di casa. E' fatto di lamiera spessa tre millimetri e l'ultimo pezzo ha pure spessore doppio. Poche misure tre tagli con la smerigliatrice angolare ed ecco comparire la sagoma concava di una lama larga 150cm. Con un altro po' di taglia e salda sono stati creati la flangia per l'attacco "rapido" al telaio a tre punti utilizzato normalmente con le forche.

Sì, lo so, non è angolabile: per la neve che normalmente fa qui e per le ridotte dimensioni del piazzale da pulire va benissimo anche una lama non angolata.

Per evitare che la lama si pianti a terra e che sposti anche la ghiaia del piazzare ho aggiunto due slitte di appoggio da rimuovere qualora vada utilizzata per spostare terreno.


Semina favino per sovescio

Un po' di foto e video delle fasi di semina del favino destinato ad essere sovesciato ad inzio maggio.




Fresa Kubota RS1300

Siamo sempre stati curiosi di vedere come funzionavano le frese Kubota che, a differenza delle frese di scuola europea, sono dotate di zappe molto lunghe e a forma di falce.

Quando nel novembre del 2011 si è presentata l'occasione di portare a casa per 50 euro due frese Kubota praticamente demolite non ci siamo fatti scappare l'occasione. La prima fresa, una RS850, era larga 85 cm quindi troppo stretta per il Valpadana. La seconda fresa, una RS1300 non aveva zappe, non aveva la trasmissione laterale e i cofani erano forati dalla ruggine ma era larga 130 centimetri: perfetta per il Valpadana.

La RS850 è stata subito demolita per recuperare zappe, catena e ruota dentata da montare nella fresa più larga. Per le zappe che ancora mancavano e per l'altra ruota dentata ci siamo riforniti da un noto importatore forlivese di Kubota.

Alla fine rimaneva da ricostruire il cofano superiore con una lamiera di recupero e l'attacco a tre punti. E' stato inoltre aggiunto un unico punto di appoggio posteriore, copiando quando succede con motozappe e motocoltivatori, per regolare la profondità di regolazione a posto delle europee slitte laterali e delle giapponesi ruote posteriori.

La prima prova è stata eccezionale: come previsto, la fresa riesce a lavorare nel terreno umido senza riempirsi di terra e lasciando zolle sollevate che possono frantumarsi soffrendo il ghiaccio invernale. Era l'attrezzo che ci mancava. Peccato che sia durato poco.
 

L'albero delle zappe si era tranciato un passato e un'officina lo aveva saldato storto. Lavorando in questo modo la catena, proveniente dalla RS850 forse un po' sottodimensionata, si è sbriciolata dopo quattro ore di lavoro.

La voglia di riparare quella fresa è svanita per qualche anno. Poi raddrizzato l'albero delle zappe con una pressa e acquistata una nuova catena da un ricambista italiano (fortunatamente è una catena di facile reperibilità), la fresa è pronta per una nuova prova sempre in condizioni di bagnato.


Nelle foto sopra di vede il terreno umido e lasciato zolloso dalla fresa. Ottima soluzione per fermare le infestanti nel periodo invernale. Ritrovando poi in primavera terreno soffice e polverizzato dalle gelate invernali.

Chi ben comincia...

Iniziano bene la raccolta: lo scorpione non è un insetto.


Una città a misura di automobile

PREMESSA: dal 3 all'8 dicembre sono stato a Fort Lauderdale in Florida. Mia prima volta fuori dall'Europa.

Il mio hotel era sulla 17th strada di Fort Lauderdale, una strada a quattro corsie per lato che porta sul lungo mare. Dal lato del mio hotel c'erano altri hotel e nessun bar o ristorante interessante. Dal lato opposto c'erano alcuni ristoranti italiani, un fast food, alcune pizzerie e una caffetteria Starbucks. Dovevo quindi attraversare la strada, larga una quarantina di metri per rifocillarmi.

La prima sera, sebbene stanco dal viaggio, ero troppo curioso per fare un giretto a piedi al caldo. Ricordiamoci questo: il percorso più breve sarebbe di una quarantina di metri. Un po' intimorito da una strada a otto corsie dove tutte le macchine viaggiano a 35 miglia all'ora (56km/h) inizio a percorrere il marciapiede cercando le strisce pedonali per attraversare. Scopro ben presto che le strisce pedonali sono solo in coincidenza coi grossi incroci. Il più vicino è a 250 metri da me. Da 40 metri sono passato quindi a 500 metri per attraversare la strada.

Poi il semaforo pedonale merita un paragrafo tutto suo. Occorre fare la richiesta col pulsante come ormai in tutto il mondo. L'attesa è però lunghissima: almeno due turni del semaforo per le automobili. Inoltre "il verde per i pedoni" che qui è bianco, dura pochissimo e comunque, come indicato nei cartelli ai semafori, non ti garantisce che le automobili non ti investano visto che la svolta a destra è consentita anche con semaforo rosso.

Fatto sta che per un po' di volte ho attraversato la strada usando quel semaforo. Poi mi sono accorto del perché gli americani usano tanto le bevande da asporto e girano sempre con il bicchierone della bibita in mano. A tardo pomeriggio sono andato da Starbucks perché avevo sete e voglia di qualcosa di simile al caffè. Prendo un maledettissimo miscuglio di caffè, latte, ghiaccio, menta e panna montata con polvere di cioccolato sopra*. Mi siedo nelle panche, al fresco dell'aria condizionata e grazie al wifi gratis occupo il tempo a chattare con gli amici in Italia. Nel mentre termino anche la bevanda portatrice di diarrea. Soddisfatto e ignaro del mio futuro sul cesso, esco e torno in hotel percorrendo ancora una volta i 500 metri lungo la strada e aspettando alcuni minuti davanti al semaforo pedonale. Davanti all'hotel mi accorgo di avere di nuovo sete. Praticamente sono andato in caffetteria solo per prendere la diarrea.

Decido allora di dimostrare la mia italianità e di attraversare la strada alla prima occasione fregandomene delle strisce e dei semafori. Non sarà politicamente corretto ma è l'unico modo per non perdere anni di vita e centimetri di suole di scarpe alla ricerca delle strisce pedonali. Alla fine le macchine vanno tutte piano (tutti rispettano i limiti) e i semafori raggruppano le automobili quindi ci sono periodi in cui la strada è deserta. Sicuramente meno pericoloso che attraversare a piedi un attraversamento pedonale in Italia. Però poi anche questa soluzione mi ha lasciato l'amaro in bocca. Oltre a me, giustificato dalla nazionalità italiana, attraversavano la strada solo i barboni e gli ubriaconi (questi ultimi nemmeno aspettavano che non passassero le macchine).

Alla fine sono diventato americano pure io. Per prendere il caffè dall'altra parte della strada ho preso l'automobile. Esco dall'hotel, salgo in macchina (una Hyundai Elantra 1400 cc di cilindrata turbo benzina, 128 cv), accendo l'aria condizionata, percorro 40 metri per attraversare la strada, parcheggio, prendo il caffè. Questa è la vera America!

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* è la ricetta per la diarrea assicurata.

Pizza pepperoni

PREMESSA: dal 3 all'8 dicembre sono stato a Fort Lauderdale in Florida. Mia prima volta fuori dall'Europa.

Continuo con il racconto della mia esperienza americana. Ho praticamente sempre mangiato da solo scegliendo il ristorante a caso tra quelli nelle vicinanze dell'hotel. La prima sera, stanchissimo dal viaggio, la scelta è stata obbligata: panino e patatine fritte in una catena di fast food: BurgerFi. Panino tipo MacDonald ma voto addirittura negativo alle patatine messe a friggere senza aver tolto la buccia. Schifose da vedere e da mangiare.

Il giorno seguente mangio in riva all'oceano, sul lungomare un petto di pollo con una salsa ai funghi. Bello da vedere e buono da mangiare. Ovviamente l'americano vuole rendere immangiabile anche ciò che gli riesce bene e quindi la cameriera mi propone di aggiungere "parmesan cheese". Sarò stato scortese ma non ho trovato alternative se non rispondere con "No, thanks. I am italian."

Anni fa Tommy mi aveva raccontato che negli Stati Uniti esisteva la "pizza pepperoni" dove i "pepperoni" è il salame piccante. Per verificare la cosa, ho scelto un ristorante italiano davanti all'hotel e ho ordinato una "pizza pepperoni" chiedendo quali ingredienti ci fossero. La cameriera stupita della domanda mi ha risposto "pepperoni". Ah ok. La pizza era, come previsto, col salame nemmeno tanto piccante. Pizza veramente buona. Impasto soffice. Pomodoro e mozzarella ottimi. Il ristorante è Giorgio's a 1499 SE 17th St, Fort Lauderdale. Merita.

Nelle vicinanze c'è un'altra pizzeria dal nome italiano*: Panaretto. Evitatela nonostante le buone recensioni su Google e TripAdvisor: la pizza è buona ma il fondo è carbonizzato e fuligginoso. E' come firmare per il cancro.

Gli altri giorni ho mangiato in compagnia. Un giorno abbiamo mangiato greco tanto per non amalgamarci con la nazione che ci ospitava. Un altro giorno abbiamo mangiato italiano. Ho chiesto delle scaloppine con una salsina pepata. Buono ma non ho capito il senso della tazzina da thé piena di spaghetti al pomodoro che mi hanno dato come contorno alle scaloppine. Perché?

L'ultima sera, cena ufficiale tra italiani in un ristorante da fighetti affacciato sui canali con gli yachts attraccati. Bellissima la faccia del cameriere a cui abbiamo chiesto cinque bistecche di manzo senza nessuna salsina e insalata come contorno senza avocando, senza uvetta e senza nessun'altra verdura: una bistecca con l'insalata! Punto! Ci ha chiesto per dieci volte se eravamo sicuri di non voler condimenti: se hai la materia prima buona, non serve mischiare e coprire tutto con le salsine!

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* Mangiare italiano all'estero è sempre un rischio. Puoi prendere il cuoco del luogo che non ha mai mangiato in Italia ma pensa di saper cucinare italiano. Puoi prendere il cuoco del luogo che ha mangiato in Italia ma ha capito che tanto deve fare da mangiare a persone che non hanno mai mangiato in Italia. Puoi prendere il cuoco italiano che ha mangiato in Italia ma non è capace di cucinare: con tutti i ristoranti e i possibili clienti che ci sono in Italia, se sei bravo, non c'è bisogno di emigrare.