Io dovevo andare a Verona

Questo articolo è stato pubblicato in un secondo momento a causa del black out telefonico che mi ha fermato per otto giorni.

Dovevo andare a Verona, due giorni, per lavoro. Ci sarei poi tornato domenica, per la Fiera Agricola. Ieri, ai primi fiocchi di neve e dopo avvisi da ogni tipo di ente di pubblica sicurezza, ho invece annullato tutto. Per fortuna.

Questa mattina a casa mia piove e tira vento: lancio due bestemmie in quanto convinto di aver ingiustamente annullato la gita per l'allarmismo scatenato dalle catastrofiche previsioni meteo del giorno prima. Inoltre, Sottocorona, il meteorologo di La7, mette sole per tutta la giornata. A conti fatti mi chiedo se crede che oggi sia il primo d'Aprile. Nessuna traccia della neve del giorno prima ed inizio a percorre i 25km che mi separano dal lavoro. A metà strada le goccie di pioggia sono già dei fiocchi di neve. Mi telefona Tommy da Fratta Terme chiedendomi se sarei andato al lavoro e dicendomi che il Forlivese è sommerso dalla neve. Sono a metà strada, continuo. A Forlì le strade sono già ghiacciate e i primi camion iniziano ad intraversarsi in frenata e ad accumularsi nelle rotonde in quanto non provvisti di gomme termiche o di catene. Per la verità non le ho montate nemmeno nella mia Matiz ma se la cava ancora bene.

Al lavoro arrivano più o meno tutti mentre la neve continua a cadere. Succedono cose che è bene non raccontare (c'è la crisi e ci tengo al mio lavoro) e lentamente arrivano le 16:00. La mia Matiz è sommersa da cinquanta centimetri di neve (lo spazzaneve non ha avuto pietà delle macchine parcheggiate). Con la pala e la scopa io e Flavio spaliamo la neve dalle nostre macchine, poi io devo montare le catene... anche qua le bestemmie riscaldano l'aria, peccato non riscaldino le mie mani. Prima Fabrizio e poi Riccardo mi danno supporto morale nel montaggio delle catene; attività mai fatta in vita mia se non per prova in un autunno di anni fa appena acquistata la macchina. Credo di aver impegnato un'ora buona a montare le catene.

In rosso tratteggiato il percorso tradizionale.
In blu quello a causa dei camion bloccati dalla neve.

A questo punto inizia l'odissea del ritorno a casa, che non è durata quanto quella di Ulisse, ma mi ha tenuto impiegato per tre ore buone. A Bagnolo ci sono camion nel fosso e non è possibile prendere la Cervese di Forlì. Allora
provo ad attraversare il Ronco passando da Villa Selva. La macchina è inguidabile anche con le catene: a venti chilometri all'ora sono riuscito a fare un testa coda nel dritto, in mezzo alla zona industriale di Villa Selva... fortuna che la strada è larga. Proseguo per andare a prendere la Cervese sperando che sia libera (negli altri anni nevosi si è sempre dimostrata la miglior strada) ma la speranza dura poco. A Pievequinta insieme a camion, nei fossi, ci sono pure gli spalaneve. Altri camion senza catene provano a fare manovre insperabili anche con l'asciutto e bloccano il traffico per un'ora. Nel frattempo si fanno un po' di chiacchiere, fermi in mezzo alla
tormenta. Quello dietro di me è di Pioppa. C'è una famiglia con due bambini che chiama i Carabinieri chiedendo di intervenire contro i camionisti albanesi... come fai a sapere che sono albanesi... e, in ogni caso, cosa cambia?

Convinti i camionisti a togliersi dalla strada, si devia per Bastia, poi per San Pietro in Campiano, poi per San Zaccaria, poi Case Murate procendendo a meno di venti chilometri all'ora perché la mia macchina continua a sbandare ovunque. Finalmente nei comuni di Cervia e Cesena pare aver nevicato meno e si può procedere più spediti. Sono le otto di sera quando parcheggio la  macchina in garage.

Tre ore per tornarmi a casa. Sarebbero state meno di due senza i camionisti impreparati (nessuno aveva le catene) e senza la sosta sulla Dismano per risistemare le catene nella mia macchina.

Un pensiero (cattivo) va al direttore di Radio Centrale che martedì ha preventivamente accusato il sindaco di Cesena di fare allarmismo...

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