Ormai non produciamo più fragole quindi le uniche foto del lavoro svolto si riferiscono a quanto fatto dal vicino che imperterrito continua a produrre fragole.
Purtroppo le piogge hanno reso il terreno umido e compatto creandomi non pochi problemi nell'applicazione della pacciamatura. C'è voluto almeno il doppio del tempo ma il risultato si fa comunque apprezzare.
Manutenzioni alla seminatrice
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
22 luglio 2018
@
17:32:00
E' ormai il mezzo più impiegato visto che praticamente si seminano solo legumi: favino per sovescio e fagiolini per la raccolta manuale. Quest'anno ha risentito un po' dell'usura ed è stato necessario intervenire in alcuni componenti.
Per prima cosa vorrei spiegare di cosa si tratta: è una seminatrice semovente mossa da un motore Ruggerini RA80 a petrolio ricarburato per funzionare a benzina senza piombo. Funziona abbastanza bene senza surriscaldarsi e senza perdere colpi. La trasmissione deriva da un'automobile Fiat 1100 e per rallentare a sufficienza è stato necessario inserire un riduttore a catena tra il cambio e il differenziale. Non conosco la marca della seminatrice installata dietro. Riesce però a seminare chicchi che vanno dalle fave alla cipolla e può montare fino a sette falcioni per la semina.
Il primo problema c'è stato appunto su un falcione che è letteralmente marcito. Con poca fatica sono riuscito a sostiuire la parte danneggiata con quella di un'altra seminatrice proveniente da qualche demolitore.
Il secondo intervento è stato più che altro un miglioramento: la frenata verso sinistra era più debole di quella verso destra e di conseguenza anche le sterzate a sinistra avevano un raggio molto più ampio: la macchina è molto leggere sull'anteriore e quindi ogni rapido cambio di direzione va agevolato con il relativo pedale del freno. Il problema era dovuto al tipo di leveraggio utilizzato per il comando del freno sinistro: un tubo si storceva su sé stesso anziché azionare la ganascia del tamburo frenante. Ho quindi provveduto alla sostituzione del tubo con un perno pieno. Ora riesco addirittura a bloccare completamente la ruota e quindi a girarmi su me stesso.
L'ultimo intervento ha riguardato la scatola della sterzo che negli ultimi 60 anni si è riempita d'acqua fino a diventare dura a causa del cuscinetti inchiodati.
E' stato necessrio rimuovere l'asse anteriore per sfilare la scatola dello sterzo ed aprirla. Ho poi provveduto alla sostituizione dei cuscinetti conici ormai completamente inesistenti e alla completa rilubrificazione della scatola.
Concludo con un video che fa sentire il motore Ruggerini appena acceso e pronto per la semina dei fagiolini.
Per prima cosa vorrei spiegare di cosa si tratta: è una seminatrice semovente mossa da un motore Ruggerini RA80 a petrolio ricarburato per funzionare a benzina senza piombo. Funziona abbastanza bene senza surriscaldarsi e senza perdere colpi. La trasmissione deriva da un'automobile Fiat 1100 e per rallentare a sufficienza è stato necessario inserire un riduttore a catena tra il cambio e il differenziale. Non conosco la marca della seminatrice installata dietro. Riesce però a seminare chicchi che vanno dalle fave alla cipolla e può montare fino a sette falcioni per la semina.
Il primo problema c'è stato appunto su un falcione che è letteralmente marcito. Con poca fatica sono riuscito a sostiuire la parte danneggiata con quella di un'altra seminatrice proveniente da qualche demolitore.
Il secondo intervento è stato più che altro un miglioramento: la frenata verso sinistra era più debole di quella verso destra e di conseguenza anche le sterzate a sinistra avevano un raggio molto più ampio: la macchina è molto leggere sull'anteriore e quindi ogni rapido cambio di direzione va agevolato con il relativo pedale del freno. Il problema era dovuto al tipo di leveraggio utilizzato per il comando del freno sinistro: un tubo si storceva su sé stesso anziché azionare la ganascia del tamburo frenante. Ho quindi provveduto alla sostituzione del tubo con un perno pieno. Ora riesco addirittura a bloccare completamente la ruota e quindi a girarmi su me stesso.
L'ultimo intervento ha riguardato la scatola della sterzo che negli ultimi 60 anni si è riempita d'acqua fino a diventare dura a causa del cuscinetti inchiodati.
E' stato necessrio rimuovere l'asse anteriore per sfilare la scatola dello sterzo ed aprirla. Ho poi provveduto alla sostituizione dei cuscinetti conici ormai completamente inesistenti e alla completa rilubrificazione della scatola.
Concludo con un video che fa sentire il motore Ruggerini appena acceso e pronto per la semina dei fagiolini.
Lavori di carrozzeria
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
05 maggio 2018
@
13:13:00
A novembre, in un incontro ravvicinato con la siepe, avevo rotto la mascherina anteriore del Same Minitauro.
Sono riuscito a trovare solo due dei tre pezzi di plastica che si erano piegati e staccati.
Stanco di vedere il trattore con quel foro del cofano e dovendo occupare una mattinata piovosa ho pensato di applicare tre seghe per metallo usurate come rinforzo alle stecche plastiche danneggiate e di ricostruire il pezzo mancante con la colla a caldo da sagomare, una volta raffreddatasi, con il taglierino.
Unico consiglio che mi sento di dare è di riscaldare le seghe con la pistola ad aria calda prima di applicare la colla a caldo.
La costruzione del pezzo mancante va effettuata sciogliendo la colla a caldo in più riprese. Una volta raffreddatasi è possibile eliminare gli eccessi con un buon taglierino. Non ho trovato un modo per rifinire finemente la colla in modo da renderla completamente liscia senza i segni del taglierino: la carta abrasiva pare non funzionare perché il fine materiale che stacca va poi a riattaccarsi immediamente. Il risultato è stato comunque buono.
Alla fine con una spruzzata di vernice acrilica color Arancio Sangue RAL 2002, tutto sommato abbastanza simile al rosso della SAME, ho coperto il grigio della colla. Qui sotto quattro foto scattate durante la lavorazione.
Sono riuscito a trovare solo due dei tre pezzi di plastica che si erano piegati e staccati.
Stanco di vedere il trattore con quel foro del cofano e dovendo occupare una mattinata piovosa ho pensato di applicare tre seghe per metallo usurate come rinforzo alle stecche plastiche danneggiate e di ricostruire il pezzo mancante con la colla a caldo da sagomare, una volta raffreddatasi, con il taglierino.
Unico consiglio che mi sento di dare è di riscaldare le seghe con la pistola ad aria calda prima di applicare la colla a caldo.
La costruzione del pezzo mancante va effettuata sciogliendo la colla a caldo in più riprese. Una volta raffreddatasi è possibile eliminare gli eccessi con un buon taglierino. Non ho trovato un modo per rifinire finemente la colla in modo da renderla completamente liscia senza i segni del taglierino: la carta abrasiva pare non funzionare perché il fine materiale che stacca va poi a riattaccarsi immediamente. Il risultato è stato comunque buono.
Alla fine con una spruzzata di vernice acrilica color Arancio Sangue RAL 2002, tutto sommato abbastanza simile al rosso della SAME, ho coperto il grigio della colla. Qui sotto quattro foto scattate durante la lavorazione.
Breve giro a Barcellona
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
03 aprile 2018
@
21:21:00
Ad inizio febbraio sono stato due giorni a Barcellona per un intervento di manutenzione sull'elettronica di uno yacht ancorato nel porto della capitale catalana. Tutto è andato meglio del previsto ed il lavoro è terminato a metà pomeriggio del secondo giorno.
La prima sera abbiamo fatto un giro a piedi sulla Rambla alla ricerca di un buon ristorante se non fosse che il freddo pungente ci ha scoraggiati ben presto e ci ha spinti dentro al primo ristorante che dichiarava menù di specialità spagnole per poi scoprire che il personale non aveva proprio l'aspetto tipico delle persone spagnole... assomigliavano molto di più agli indiani con tanto di turbante in testa...
La sera del secondo giorno, visto il tempo che si era liberato impovvisamente siamo andati nella zona della Sagrada Familia che, visto il periodo invernale, era già chiusa al tramonto. Un paio di foto attorno alla chiesa già immersa nel buio e poi abbiamo cenato in un altro ristorante di specialià spagnole ma di gestione orientale. In entrambi i casi abbiamo mangiato bene e molto come aveva già sperimentato anni fa a Zaragoza. Ho tentato di fare qualche foto alla chiesa. I due cellulari low cost che avevo con me hanno provato a fare i miracoli.
Incuriositi e indispettiti dalla chiesa già chiusa al tramonto abbiamo deciso di sfruttare le poche ore prima della partenza del volo di ritorno per tentare nuovamente di entrare alla Sagrada Familia e così la mattina seguente ci siamo presentati in biglietteria all'orario di apertura: nessuna fila per comprare il biglietto e per fare i controlli di sicurezza con tanto di metal detector e perquisizione che manco in aeroporto...
Dall'esterno, anche da fuori, non si percepisce molto dell'opera. Si viene sicuramente colpiti dalla grandezza della costruzione ma probabilmente l'effetto è lo stesso che si prova di fronte a qualunque costruzione moderna enorme (alla fine è fatta di cemento armato come qualunque ponte dell'autostrada).
Il biglietto base costa una follia: 18 € per entrare nella navata della chiesa. Gli optional, che non abbiamo acquistato, costano ancora di più. Il biglietto full optional costa circa 50 €. Devo ammettere che all'inizio ero scettico ma poi, una volta all'interno, si scopre che il biglietto base vale tutti i 18 € che costa. La maestosità della chiesa toglie il fiato, i giochi di luce sulle bianche colonne creati dalla finestre dai vetri colorati lasciano senza parole. Per fortuna che siamo entrati la mattina e non la tarda sera altrimenti non avremmo potuto godere di tutti i giochi di luce. Ed ora le foto dell'interno.
La prima sera abbiamo fatto un giro a piedi sulla Rambla alla ricerca di un buon ristorante se non fosse che il freddo pungente ci ha scoraggiati ben presto e ci ha spinti dentro al primo ristorante che dichiarava menù di specialità spagnole per poi scoprire che il personale non aveva proprio l'aspetto tipico delle persone spagnole... assomigliavano molto di più agli indiani con tanto di turbante in testa...
La sera del secondo giorno, visto il tempo che si era liberato impovvisamente siamo andati nella zona della Sagrada Familia che, visto il periodo invernale, era già chiusa al tramonto. Un paio di foto attorno alla chiesa già immersa nel buio e poi abbiamo cenato in un altro ristorante di specialià spagnole ma di gestione orientale. In entrambi i casi abbiamo mangiato bene e molto come aveva già sperimentato anni fa a Zaragoza. Ho tentato di fare qualche foto alla chiesa. I due cellulari low cost che avevo con me hanno provato a fare i miracoli.
Incuriositi e indispettiti dalla chiesa già chiusa al tramonto abbiamo deciso di sfruttare le poche ore prima della partenza del volo di ritorno per tentare nuovamente di entrare alla Sagrada Familia e così la mattina seguente ci siamo presentati in biglietteria all'orario di apertura: nessuna fila per comprare il biglietto e per fare i controlli di sicurezza con tanto di metal detector e perquisizione che manco in aeroporto...
Dall'esterno, anche da fuori, non si percepisce molto dell'opera. Si viene sicuramente colpiti dalla grandezza della costruzione ma probabilmente l'effetto è lo stesso che si prova di fronte a qualunque costruzione moderna enorme (alla fine è fatta di cemento armato come qualunque ponte dell'autostrada).
Il biglietto base costa una follia: 18 € per entrare nella navata della chiesa. Gli optional, che non abbiamo acquistato, costano ancora di più. Il biglietto full optional costa circa 50 €. Devo ammettere che all'inizio ero scettico ma poi, una volta all'interno, si scopre che il biglietto base vale tutti i 18 € che costa. La maestosità della chiesa toglie il fiato, i giochi di luce sulle bianche colonne creati dalla finestre dai vetri colorati lasciano senza parole. Per fortuna che siamo entrati la mattina e non la tarda sera altrimenti non avremmo potuto godere di tutti i giochi di luce. Ed ora le foto dell'interno.
Quando pensare non è il tuo lavoro...
Pubblicato da
Andrea Urbini
il
17 febbraio 2018
@
12:40:00
Quando ho provato la Opel Corsa a Gpl ho pensato "è molto bello che l'indicazione del carburante sia unica; è segno di ottima integrazione dell'impianto a Gpl nell'auto...". Peccato che poi quando sono in riserva di Gpl, ma posso percorrere ancora 100km, sul display dell'auto appare l'indicazione "Livello carburante basso". Questa indicazione è impossibile da nascondere e quindi non ho più la possibilità di vedere i chilometri percorsi dall'ultimo rifornimento di Gpl per poter capire con esattezza quanto manca al completato svuotamento del serbatoio.
Quindi, cari ingegneri Opel, la prossima volta non pensate di integrare l'indicazione del livello del Gpl sul cruscotto dell'auto o, se proprio volte farlo, fate in modo che il display sappia che sto solo finendo il Gpl e che non rimarrò a piedi da un momento all'altro perché c'è il serbatoio della benzina. Quindi quel belllissimo avviso bloccante non deve esserlo in quanto dannoso perché blocca tutte le altre funzioni dell'auto (l'indicazione del chiometraggio dall'ultimo pieno).


































